Attilio Mazzanti e la dilogia del televisore

Su I grandi classici Dinsey numero 103 il curatore Pier Luigi Gaspa dedica alcune pagine ad Attilio Mazzanti, autore meteora del mondo calisotiano ma ben più prolifico su altri lidi, spesso sotto lo pseudonimo di Alex Murray. Le sue poche storie, appena undici, pubblicate su Topolino e Almanacco, rivelano spesso un gusto per l'esotico e in particolare per la fantascienza, genere prediletto dell'autore genovese, cui appartengono due delle vicende sceneggiate da Mazzanti e riproposte nel volume. Le commentiamo di seguito in quanto legate da un fil (o meglio, un écran) rouge molto particolare.

Astralpippo n. 9999! (disegni di G. B. Carpi) è una storia molto particolare, che mescola ambientazioni oniriche e personaggi fantasiosi: la tematica centrale è la fantascienza dei viaggi spaziali tipica di quegli anni, in cui il rinnovato interesse per il cosmo, dovuto alle sperimentazioni di USA e URSS, aveva portato a una ripresa e rinnovamento del genere.

Questa avventura, che a livello di confusione e fantasiosità quasi batte la Valle dell'incanto di Martina e Rino Anzi, è ricca di spunti interessanti che vengono purtroppo tralasciati in favore di una prosecuzione più lineare e di una caratterizzazione quasi macchiettistica di certi personaggi come Star Stir, che avrebbe avuto molto più da dire e avrebbe aiutato a rendere verosimile e coinvolgente lo svolgimento della storia. Mazzanti ci dà ulteriore conferma di come la stramba mente di Pippo possa sembrare un impedimento ma molto spesso lo tiri fuori dalle situazioni più complicate.

Più sensata Topolino e il mistero del tritele (terza storia dell'autore, disegni di O. Bramante): la si potrebbe pensare in continuità con Astralpippo n. 9999! (che invece era la prima) in una sorta di "dilogia del televisore".

L'avveniristico apparecchio è presente in entrambe le storie e in entrambe le storie è prodigioso quanto pericoloso: nella prima è il motore che avvia la vicenda e uno strumento di controllo in stile orwelliano usato da Maschera Rossa, mentre nella seconda è un oggetto d'arredo e di intrattenimento che nasconde una funzione a scopi criminosi. Mazzanti insomma si inserisce in una tradizione del genere fantascientifico che riflette sull'influsso, spesso negativo, che il progresso tecnologico veloce e incessante ha sulla società.

Le due avventure hanno altri aspetti in comune, come l'antagonista o la prominenza di Pippo, e anche alcuni stilemi del nostro autore, quali la prolessi in principio di narrazione, per generare nel lettore curiosità, accompagnata da un massiccio uso delle didascalie, che magari non si rivolgono direttamente al lettore ma commentano i passaggi più importanti, ad amplificarne l'intensità (un uso che va contro la regola dello "show, don't tell" ma si rivela quasi sempre azzeccato e mai davvero pesante).

Le sequenze sono abbastanza libere e permettono una certa fluidità nella lettura, anche se a volte la narrazione è scandita in tavole: l'esempio più evidente trovasi alla ventitreesima tavola del mistero del tritele, che si rivela molto d'impatto sia nel contenuto (una scoperta importante per Topolino) sia nell'aspetto, poiché risulta praticamente simmetrica e mostra un repentino cambio d'espressione del nostro protagonista, che mentre riflette sul responsabile dei misfatti viene riflesso non solo dal disegnatore tra una vignetta e l'altra ma anche dallo specchio che sta al centro di questa bella sequenza.

Meravigliosi i disegni di Carpi e Bramante, che devono tanto a Gottfredson in primis: come non notare e godere di quella leggera piega del labbro che il genovese disegna a Mickey quando questi smorfia un sorriso, sicuro di sé? Carpi è perfettamente a proprio agio in ambientazioni spaziali, come la veduta completa della Luna in una stupenda quadrupla, e il suo tratto rende benissimo anche con la sola china; particolare è il personaggio di Bis-dispetto, fisicamente molto simile alla Lepre Marzolina ma che sembra anticipare la creazione del coniglio Pacuvio, di sedici anni posteriore.

Bramante dà il meglio con l'espressività dei personaggi e negli abiti inconsueti che quasi tutti i presenti si trovano a indossare: Topolino ha addosso una livrea settecentesca da maggiordomo con tanto di scettro e parrucchino; Pippo un elegante completo con cilindro; Gambadilegno un abito da turco e, dopo un cambio, una camicia a quadri col tipico cappellino dei registi.

Sarebbe interessante vedere un giorno un Classico che ristampi le due avventure con una bella frame-story che possa spiegare il modo in cui Gambadilegno trova una nuova destinazione d'uso al suo tritele, una versione da parete del quale appare già sulla Luna.

Mazzanti inizia la sua carriera nel 1946 e la termina dopo quarant'anni, scomparendo nel nulla: Boschi in un articolo sul suo blog affermava che si fosse trasferito in America meridionale con una donna, ma non abbiamo ulteriori informazioni. Chissà che non sia stato rapito da un malvagio televisore o ingaggiato per una missione spaziale!


Fonti

Pier Luigi Gaspa, Attilio Mazzanti e il potere della TV, in I grandi classici Disney n. 103, luglio 2024;

Pier Luigi Gaspa, Attilio Mazzanti: undici storie per lasciare un segno, ibidem;

Luca Boschi, All'ombra dello Sputnik, in I Maestri Disney n. 15, maggio 1999;

Sergio Badino, Conversazione con Carlo Chendi, Tunué 2006, p. 41;

Luca Boschi, Un carico di banane astrali, in Cartoonist globale, 25 agosto 2007.

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