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Topolino 3573-3580: tra isole nascoste, compleanni e sonnambulismo, prevale comunque Zio Paperone

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 Ho due buoni mesetti di Topolino libretto su cui non ho scritto niente, in parte perché non li ho letti, in parte perché non ne ho trovato il tempo e le parole. La mia attività di lettore prosegue comunque con vari recuperi: ho acquistato di recente i diciotto volumi della serie bianca de I Maestri Disney , due Grandi Autori  dedicati a Martina e Scarpa e altri numeri di testate varie, che ho già iniziato a leggere.  Lascio comunque qualche riga sulle storie dei numeri dal 3573 al 3580: spero che questo grande pastone possa essere spunto per una riflessione diversa su Topolino , che esuli dalla stagna recensione settimanale: così come analizziamo le altre età del fumetto Disney italiano a "periodi" (c'è chi parla di epoca d'oro, chi di classicismo disneiano…), potremmo iniziare a farlo anche con quella attualmente in corso. Otto numeri dell' epoca bertaniana  sono un valido campione per capire a fondo la prima maturità di questa gestione, iniziata nel 2019...

Battiato e fumetti Disney

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Sappiamo che il fumetto Disney, in particolare quello prodotto in Italia, è da sempre un limpido specchio delle mode, delle tendenze e dei costumi della società. Non è perciò difficile pensare che uno dei più grandi cantautori, se non il più grande, della musica italiana sia stato ospitato sulle pagine delle testate disneiane: questo post, in continuo aggiornamento, si propone perciò di catalogare tutte le occasioni in cui gli albi Disney hanno dato spazio a Franco Battiato , fra articoli, riferimenti e citazioni. Di ogni record si forniscono:  la data;  il codice I.N.D.U.C.K.S. (se previsto per il contenuto, altrimenti quello della pubblicazione in cui esso compare, nel formato xx/YY 1234 ) e il titolo; una breve descrizione, con la collocazione precisa del riferimento all'interno del contenuto (e.g. tavola e vignetta o numero di pagina); l'opera di Battiato citata; la fonte (poiché molte segnalazioni non sono opera mia, ma vengono dalla rete), con una mia conferma o an...

Topolino 3572: il finale di Casty, Sinner e un doppio Perina

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Con grande e colpevole ritardo, ed evitando la prima puntata di Pippo Holmes, storia che preferisco leggere tutta d'un fiato, spendo due parole sul numero di Topolino uscito l'8 maggio, la cui copertina, a cui è abbinata la storia d'apertura, mostra una versione papera di Jannik Sinner: è una scelta strana perché, se durante la direzione De Poli questa pratica era normale, Bertani l'ha ridotta sempre di più, lasciando ai cosiddetti vip "paperizzati" soltanto lo spazio di un articolo. La storia con protagonista tale Quacknik Spinner, affidata a Roberto Gagnor, risulta un'avventura tutto sommato piacevole e non risulta, come rischiava, essere stucchevole o melensa. La vicenda è ben presentata, i personaggi interagiscono con grande naturalezza con il loro nuovo comprimario, la conclusione soddisfa e stupisce. L'unica nota dolente è rappresentata dai disegni di Perina, molto altalenanti: se alcune espressioni sembrano particolarmente riuscite, altri volti ...

Topolino 3571: delusione al castello

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Questo numero di Topolino è forse uno dei più esemplificativi della direzione Bertani, per fumetti, rubriche e impostazione generale. Solo tre storie, tutte lunghe, tutte avventure di ampio respiro e con una particolare cura grafica. Rubriche scarse, e quasi sempre contigue a ciò di cui si tratta nelle storie. Addirittura le testate hanno con la produzione inedita di Topolino uno stretto rapporto: delle quattro vicende (contando anche l'autoconclusiva finale) di quest'albo, tre verranno presto ristampate in volumi di lusso, da fiera, libreria o fumetteria. Le conseguenze di una tale visione del settimanale sono tante e difficilmente analizzabili in poche righe: sicuramente la qualità media delle storie ne guadagna, soprattutto nell'impatto visivo dell'opera, che, a differenza di quanto poteva accadere anche solo qualche anno fa, offre sempre disegni e colorazioni ottimi, se non stupendi. Nonostante ciò, le sceneggiature non sono sempre all'altezza, e spesso anche le...

La Nona di Beethoven, duecento anni dopo

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A Vienna, esattamente duecento anni fa, il 7 maggio 1824, era un venerdì. Al Kärntnertortheatrer , il Teatro di Porta Carinzia, lo stesso in cui cinque anni dopo avrebbe fatto il suo debutto viennese un tale Chopin, si tiene la prima esecuzione della Nona di Ludwig van Beethoven.  La Sinfonia n. 9 in Re minore per soli, coro e orchestra, op. 125 , detta più brevemente Nona o Sinfonia corale, è da tutti conosciuta per contenere la messa in musica di un'ode del poeta tedesco Friedrich Schiller, An die Freude , Alla gioia, che è sicuramente il brano più conosciuto dell'opera, anche perché l'Unione europea ha fatto della sua versione strumentale il proprio inno. Beethoven in effetti conosceva l'ode di Schiller, pubblicata nel 1786, grazie a un amico del poeta che insegnava a Bonn nella stessa università in cui Ludwig frequentava le lezioni di filosofia, e già dal 1793 sappiamo che ne avesse in mente un adattamento musicale. Il tempo propizio arriverà solo molti decenni dopo...